Omelia della domenica di Pasqua – 4 aprile 2010

di p. Paul Check

Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci in esso ed esultiamo! (Sal 118:24)
Queste parole provengono dal Salmo 118 e le abbiamo ripetute come responsorio di questa messa. Sappiamo che oggi è un grande giorno, la risurrezione del Signore … e che la gioia propria di questo giorno – la gioia di Pasqua – è qualcosa che desideriamo condividere e sentire profondamente. Noi crediamo che Cristo è risorto dai morti, eppure può ancora mancarci quel sentimento di cui parla il salmo: “Rallegriamoci ed esultiamo”.

Possiamo attribuire questa mancanza all’umana debolezza e al peccato personale. Conosciamo l’attrazione che il qui e ora hanno su di noi … e con questo non vogliamo demonizzare il mondo in alcun modo. “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito … “(Gv 3,16), ma con umiltà e sincerità, ammettiamo che il mondo può sembrare fatto semplicemente per il nostro godimento e, dopo tutto, abbiamo la capacità di godere di quello che offre … e così il piacere diventa un fine, forse anche a volte, la fine. Quello che sembra più irresistibile è ciò che è più immediato … siamo così incatenati ai nostri sensi … ciò che vediamo, sentiamo e tocchiamo. Il sensibile, piacevole mondo deve essere “il mondo reale.”

E tutto questo, cari fratelli e sorelle in Cristo, offusca la nostra percezione del mondo, non possiamo vedere, e così lo spirito della nostra gioia per la risurrezione di Cristo può essere indebolito. Vogliamo sollevare i nostri cuori al Signore, ma il peso della natura umana decaduta e le sue fragilità ci appesantiscono.

In natura, i bambini crescono nella virtù imparando ad usare bene la propria libertà. Voi che siete genitori educate i vostri figli e figlie a crescere in maturità e responsabilità, insegnando loro a scegliere correttamente e così a vivere in modo ordinato. Nella super natura- nella grazia- i figli di Dio devono fare altrettanto. Dobbiamo usare bene la nostra libertà e scegliere ed agire in modo consono ai discepoli di Cristo, che sono stati invitati alla gloria – alla gioia celeste – e che hanno ricevuto tutte le istruzioni e mezzi necessari per raggiungere quella gloria. La libertà è la condizione per l’amicizia e l’amore … l’unico Signore invita e non potrà mai costringere. La sua gioia è che liberamente Lo scegliamo e lo dimostriamo con la nostra fiducia e perseveranza in azioni concrete.

Molto prima nel Vangelo di Giovanni (dal Vangelo di oggi), troviamo queste parole: “Chi fa la verità viene verso la luce.” (Gv 3,21) Ciò significa che, facendo ciò che Nostro Signore ci ha insegnato, osservando fedelmente gli insegnamenti della Sua Santa Chiesa – inclusi in particolare quelli ridicolizzati da tanti – formando correttamente le nostre coscienze e ascoltandole, vivendo la verità, osservando l’intero calendario liturgico di ogni anno … facendo queste cose, seguiranno due effetti: noi ci affrancheremo dalle false promesse del qui ed ora, frenando le tendenze peccaminose a cui siamo tutti inclini e giungeremo a vedere e cogliere ciò che non è visibile all’occhio, ma può essere conosciuto solo dalla fede … e la nostra gioia aumenterà. Gesù stesso ha promesso tanto: “Vi ho detto queste cose (ha appena parlato della necessità di osservare i comandamenti, se vogliamo rimanere nel suo amore), perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. “(Gv 15,11)

Gioia di Cristo. Gioia pasquale. La gioia che il mondo non può dare o togliere. Le altre cose possono darci soddisfazione o piacere e – ti prego Dio – che possiamo riceverli nella misura voluta da Dio ed esserne grati. Ma non possono darci una gioia duratura, la gioia di Gesù Cristo. Dio ha posto dentro di noi il desiderio di Lui e nessun bene creato può soddisfare tale desiderio, come S. Agostino, una volta ci ha detto: “O Dio, ci hai fatti per Te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te.”

“Chi fa la verità viene verso la luce.” Carissimi, Dio ci premia nel fare ciò che è buono, ciò che è vero. (Cf. Mt 7,21) Le nostre responsabilità nell’amare Lui e nell’amarci l’un l’altro (i due grandi Comandamenti) non sono solo doveri cristiani, ma anche un mezzo per affilare quella che potremmo chiamare “Visione soprannaturale” e così approfondire la gioia soprannaturale. Quando ci sforziamo di vivere il Vangelo, di osservare i comandamenti, di ricevere i Sacramenti, noi cresciamo nella fede e la nostra convinzione circa il nascosto, ma non meno reale, mondo della grazia crescerà … e con questa convinzione, la nostra gioia sarà completa.

La nostra Madre Chiesa, come tutti i bravi genitori, indica la via della virtù per i suoi figli. Sulla sua autorità crediamo che il Vangelo presenta la verità storicamente e teologicamente accurata dell’Uomo-Dio, Gesù Cristo. Sulla sua autorità, crediamo che la tomba era vuota, che i discepoli si rallegrarono alla presenza del Signore risorto. Lei ci mostra come prendere questo mondo in giusta misura, e come obbedienza e sacrificio siano uniti ad amore e gioia … in concreto, negli atti pratici di ogni giorno … atti di riverenza, di pietà, di castità, di giustizia, di veridicità, di distacco, di generosità.

Il cammino verso Cristo, il cammino verso la gioia pasquale è semplice, anche se non è facile … chiaro, ma richiede il nostro tutto. Il sacrificio ci rende più dimentichi di noi stessi, l’abnegazione prepara il cuore per il dono di sé, la fedeltà alla verità porta alla chiarezza di visione. Abbracciare e vivere gli insegnamenti della Chiesa è abbracciare la via e la verità donata da Cristo stesso e questa è l’unica via alla vera vita (cf. Gv 14,6) … che possiamo essere felici con lui ora, tra le prove e le delusioni di un mondo decaduto e così perfettamente in eterno. Naturalmente, vale anche il contrario: mettere da parte i mezzi significa mettere da parte la gioia.

“Vide e credette.” (Gv 20,8) Abbiamo sentito queste parole poco fa nel Vangelo. San Giovanni le ha scritte riguardo a se stesso … eppure contengono una promessa per noi. Non siamo in svantaggio perché non possiamo entrare fisicamente nella tomba come ha fatto Giovanni. Vi entriamo attraverso la fede, la speranza e la carità …attraverso la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. La verità della risurrezione diventa più reale e più personale attraverso la nostra cooperazione con la grazia, usando saggiamente la nostra libertà. “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio “, Gesù ci ha promesso nelle beatitudini. (Mt 5,8) Il peccato intenzionale e ripetuto di qualsiasi tipo oscurerà sempre la nostra visione di Dio … e porterà a un senso di perdita e in ultima analisi, alla miseria. I santi- e coloro che lottano per vivere una vita santa- sono le persone più felici di tutte e danno la gioia più grande al Signore, perché sono i figli di Dio che hanno imparato bene la lezione e usato la loro libertà nobilmente.

In una settimana da oggi, Gesù dirà al “dubbioso” Tommaso, “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”. (Gv 20,29) Sta parlando di te e me. Se abbiamo osservato una buona Quaresima, allora possiamo trovarci più avanti sulla strada verso la gioia pasquale di quanto pensiamo o sentiamo. Se non l’abbiamo osservata, o se non abbiamo la gioia propria di questi giorni grandiosi – un giorno più grande di quanto sappiamo – però non siamo scoraggiati. C’è speranza nella tomba vuota. Cristo ha ottenuto la salvezza per noi. Siamo stanchi del mondo e diffidenti nei confronti delle sue promesse. Ora è il giorno per rivestirci di Cristo e rinnovare il nostro impegno verso di Lui. La sua voce ci chiama nella quiete e nel silenzio, se noi saremo lì ad ascoltare. Lui è invisibile agli occhi, ma Lui è reale … e solo in Lui troveremo la gioia per la quale Egli ci ha fatti.

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